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ALAN SORRENTI

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Pubblicato da in A - Artisti · 30 Aprile 2019
Tags: alansorrenti
Biografia
Nato a Napoli il 9 Dicembre 1950, da padre partenopeo e madre gallese, vivo i primi vent’anni tra il Vomero, il Galles, Londra e Folkstone sulla Manica.

Cresco con il Progressive Rock inglese degli inizi anni ’70 e cerco un nuovo uso della voce ispirandomi al cantautore californiano Tim Buckley.
Debutto con l’album “Aria” (EMI 1972) che ottiene il premio della critica discografica per le nuove tendenze come miglior album dell’anno e che si avvale della preziosa collaborazione di Jean Luc Ponty, violinista francese famoso per aver introdotto nel jazz l’uso del violino elettrico.
La registrazione di Aria mi porta a Parigi e Nizza, quindi col mio primo contratto EMI Harvest mi sposto a Roma che diviene la piattaforma base da cui decolleranno i miei viaggi futuri.
Il singolo “Vorrei incontrarti” tratto da questo album finisce per diventare una delle canzoni simbolo della generazione ribelle della contestazione post ’68.
Nel ’73 registro interamente a Londra il secondo album “Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto” (EMI 1973) con musicisti del Progressive britannico.
Cresce l’interesse della televisione italiana con il singolo Serenesse.
Il mio terzo album “Alan Sorrenti” (EMI 1974) contiene “Dicitencello Vuje”, un classico napoletano interpretato e realizzato in chiave psichedelica, che entra a far parte della Top 10 Italia.
Qui la mia strada è a una svolta e due anni dopo, nel ’75 , il viaggio riprende in  Senegal, Sud Casamance, West Africa, alla scoperta del ritmo.
Non riesco a fermarmi e, nutrito del ritmo dei venti africani, nel ’76, insieme al mio produttore esecutivo Corrado Bacchelli, intraprendo il mio primo viaggio transoceanico verso l’America del Nord, prima N.Y. tappa d’obbligo, e poi la West Coast.
A San Francisco registro con una band “fusion” il mio quarto album “Sienteme it’s time to land” (EMI 1976)” interamente cantato in inglese, eccetto Sienteme, che scrivo e canto in dialetto napoletano.
La band americana mi segue in tour per una serie di concerti in Italia, arrangiati da Mark Isham, noto compositore americano di musiche per film.
Finito il tour mi trasferisco a Los Angeles, California, dove risiedo per 5 anni e dove registro i miei 3 albums più popolari: “Figli delle Stelle” (EMI 1977), la cui hit “Figli delle Stelle” esprime un cambio di costume e stile di vita in Italia e nel mondo, e successivamente “L.A.&N.Y” (EMI 1979)
e “Di Notte” (EMI 1980), realizzati con la produzione del leggendario chitarrista e produttore californiano Jay Graydon e si avvalgono della partecipazione del pianista David Foster.
Nel ’79 “Tu sei l’unica donna per me” dall’album “L.A.N.Y.” arriva ai primi posti in classifica in Italia, Germania, Svizzera e Scandinavia, vincendo all’arena di Verona il Festival Bar.
Un anno dopo “Non so che darei” dell’album “Di Notte” rappresenta l’Italia all’Eurovision Festival classificandosi terzo.
Nel 1982 Il singolo “La strada brucia” realizzato tra L.A. e Londra e poi l’album “Angeli di strada” (RICORDI 1982) registrato in Islanda, esprimono il mio rifiuto a essere confinato entro certi modelli di mercato ed inizio a riconoscermi come un “outsider visionario” che vuole continuare ad esplorare dimensioni di vita diverse seguendo il flusso della propria creatività. Come outsider la musica per me è sempre stata ed è tuttora un fatto esistenziale.
Alcuni anni dopo l’incontro con il “Vero Buddismo di Nichiren Daishonin” è l’inizio della mia rivoluzione umana, che si materializza nel mistico album “Bonno Soku Bodai” (WEA 1986).
Contemporaneamente in quegli anni mi metto a studiare sceneggiatura americana e ne scrivo una dal titolo Mirai dove racconto una storia tra fantasia, scienza e misticismo.
L’esperienza mi serve per cambiare aria e riallenarmi a scrivere.
E nel 1992 ritorno in studio, di nuovo a Londra, dove realizzo insieme al mio editore Toni Verona, un album dal titolo “Radici” (DSB 1992), una “London Version” dei miei brani più famosi arrangiati da Matteo Saggese, con il quale scrivo due inediti “Vola” e “Esisiti tu”.
Fa seguito un periodo di viaggi, tra le riserve della Tanzania e i vulcani dei Caraibi.
Dal ’96 in poi mi fermo spesso a Miami Beach, Florida, e riprendo a scrivere musica.
Nel ’96 infatti esce una raccolta di Greatest Hits intitolata “Miami” (EMI 1996) con 3 inediti e tra questi la traccia “Kyoko mon amour” fa la sua entry nel circuito “discoclub”.
Nel 2003 realizzo un cd album inedito “Sottacqua” (SONY 2003) prodotto a fasi alterne prima con Dj Alex Neri e Marco Baroni (entrambi duo Kamasutra e succesivamente Planet Funk) e poi con “Soul Est” una produzione R&B di Trieste insieme ad Alex Castellana e Nick Ardessi.
Tratto da quell’album è “Paradiso Beach”, che gradito a Radio DJ, va forte nel circuito clubs, ponendomi all’attenzione delle nuove generazioni danzanti.
Nel 2003 riprendono i viaggi: Caraibi, Sud Africa, Vietnam, Oman, Sri Lanka e Hawaii.
Nel 2014 realizzo a New York con il Dj americano Louis Vega un remix di Figli delle Stelle.
DIARIO DA OGGI
Oggi ho voglia di raccontarmi in un ampio e ricco progetto, che include una raccolta particolareggiata della mia musica dall’inizi degli anni ’70, progetto che è iniziato nell’autunno 2017 per l’Universal con 2 cds in occasione di “Figli delle Stelle 40th Anniversary” e proseguirà nella primavera 2018 con la fase Prog deI primi anni ’70.
Ripercorrere le traccie del passato per disegnare il futuro.
E nel mio futuro c’è l’uscita di inediti e di un libro in parte autobiografico, dove scrivo d’incontri, emozioni, passioni, viaggi e visioni. Dove vi racconterò una storia senza inizio, la mia.
da; www.alansorrenti.com


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